Largo al merito!


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“Allora, Paolo, come sono andate queste prime settimane di scuola”?
Io e Paolo, un mio collega di un istituto tecnico della provincia, siamo seduti al bar.
Io davanti al mio orzo, lui con il suo caffè lungo.
“Lascia stare, sempre peggio, sempre peggio! Quest’anno ho un orario pieno di buchi ed il clima a scuola è orrido!”
“Non cominciamo già così arrabbiati, ti prego!” – lo imploro, memore dei nostri incontri al bar, nel corso dell’anno scolastico precedente. Roba da farsi venire la gastrite.
“Ma come si fa a non esserlo, me lo spieghi? Per te va tutto bene?!”
Mi limito a sorridere ed a scuotere la testa.
“L’unica cosa buona, almeno per ora, è che da noi c’è stato un cambio di Dirigente.” – gli rispondo.
Paolo scuote la testa.
“Ma che vuoi che cambi, sono tutti uguali, TUTTI!”
“Beh, no! Tutti tutti, NO!”
Beve d’un fiato il suo caffè e quasi si strozza.
“Ma ti ho raccontato la storia di Adriana?!..No? Beh, ora forse cambierai idea!”
Adriana è una sua amica che insegna nella Capitale.
Durante gli ultimi Esami di Stato si è ritrovata a fare il membro interno per la sua materia.
“Adriana è lo scrupolo fatto persona: corretta, precisa, onesta! Insomma: una del tutto fuori moda, oggi!”
La commissione comprendeva anche la classe di un collega che, quanto a correttezza di comportamenti, è l’esatto opposto di Adriana.
“Lo sai che ha fatto quello sciagurato? Per non fare cattiva figura, al momento degli esami orali ha fatto sì che i suoi alunni sapessero in anticipo le domande che avrebbe fatto loro!”
“Non è mica la prima volta che qualcuno mi racconta una cosa del genere! Niente di nuovo.”
“Lo so, ma Adriana si è arrabbiata moltissimo, perché poi i suoi alunni sono corsi a pregarla di fare lo stesso, di far sapere in anticipo a tutti che cosa avrebbe chiesto. Ovviamente lei si è rifiutata. E quei derelitti si sono pure arrabbiati! Il mondo alla rovescia! A questo, siamo!”
“Nessuno ha pensato ad avvisare il Dirigente della scuola di quanto stava accadendo?”
“Certo! Infatti l’assurdo arriva proprio a questo punto!”
“In che senso?”
“Perché quest’anno quel collega poco limpido è stato scelto come vicepreside!”
“Oh, santo cielo! Ma questo non ha senso!”
“Oh, sì che lo ha: largo al merito! Questo è il senso.”

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Che tristezza, la sala professori!


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Di sicuro accadrà perché sto invecchiando.
Mi ritrovo sempre di più a soffrire nelle mie ore di lavoro, mi sento in gabbia, l’insofferenza cresce in modo esponenziale.
Non in ogni momento: in classe c’è quasi sempre un’oasi di pace. Amo ancora molto il mio lavoro e lo faccio volentieri. Per ora.
Il dramma è fuori, per i corridoi, in sala-professori.
Fino a qualche anno fa la sala-professori era un luogo di confronto tra colleghi: i più anziani insegnavano a noi precari i trucchi del mestiere, ci spiegavano come gestire il registro, come fare un verbale; attraverso il contatto quotidiano con loro noi apprendevamo cosa fare, cosa evitare, prendevamo confidenza con un lavoro all’interno del quale il nostro sapere era solo “una” delle componenti.
Non sempre era una situazione piacevole: a volte i colleghi più anziani erano distanti, scostanti, ma quasi sempre c’era molto da imparare, persino da quei silenzi. E’ chiaro che c’era anche tutta una fauna di impresentabili, ma anche da quella si apprendeva qualcosa: tutto quello che, professionalmente parlando, c’era da evitare.
Tuttavia la sala-professori era un luogo vivo, di grande confronto.
Ora è tutto cambiato.
In primo luogo, io oggi sto in quella sala meno che posso, a volte entro a scuola e salgo direttamente in classe. Tanti colleghi si comportano come me, perché siamo diventati tutti delle monadi, che hanno paura di parlare con gli altri, di scambiare delle semplici battute, perché quello della delazione è uno sport che è sempre più in voga nelle scuole.
Già la Mariastrega aveva schiacciato la nostra categoria, il suo amor proprio, ma il capolavoro risale a qualche mese fa.
Difficilmente ci riprenderemo da questa batosta inferta al nostro orgoglio. Erano anni che niente e nessuno riusciva a svegliarci dal torpore, dall’immobilismo.
Finalmente, per opporci alla Buona Scuola, troviamo – tutti compatti, un miracolo! – la forza non solo di scioperare, ma anche di scendere in piazza, e che succede?
La disconferma!
Calcolati meno di zero!
Una “riforma” imposta contro tutto e contro tutti, senza ascoltare chi nella scuola ci lavora, ci vive davvero.
Quali prospettive abbiamo di fronte, ormai?
Poche.
Davanti a noi una certezza: di essere ostaggio dei dirigenti, che ormai non hanno di fronte a sé ostacoli e travolgono quei pochi baluardi che il CCNL ancora (per poco!) ci permette di avere. La cosa peggiore è che – ben prima dei decreti attuativi, che ancora non sono stati emanati – tutti gli insegnanti sembrano essere già pronti, anzi, proni, di fronte al nuovo che si profila all’orizzonte. Siamo tutti rassegnati, con gli occhi bassi, le orecchie tappate. la fronte pronta a dire di sì. Che tristezza!